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La ricetta siciliana del Cacio all'Argentiera

Cacio all’Argentiera una delizia siciliana

La ricetta del Cacio all’Argentiera è stata proprio una favolosa scoperta. Qualche tempo fa’ mi sono ritrovata a chiacchierare con la mia amica F. di cucina siciliana, nonostante siamo entrambe siciliane veniamo da due province diverse; la Sicilia è un territorio vasto e variegato (non c’è solo il mare, ma anche montagne, colline e pianure e ogni provincia ha produzioni agricole e commerciali diverse) spesso le ricette con i km cambiano radicalmente, grazie a lei ho scoperto la frascatura siciliana. Ed è proprio durante una nostra chiacchierata su come cucinare il coniglio che è venuta fuori questa ricetta e nello stesso giorno noi dell’Italia nel Piatto abbiamo deciso il tema di magio dell’uscita:

“Maggio – Formaggio”

e quale migliore occasione se non postare una ricetta autentica siciliana come quella del

Cacio all’Argentiera o Coniglio all’Argentiera

La storia ci narra che nella città di Palermo, in via Argentieri (nei pressi del mercato la “Vucciaria” mercato storico di Palermo tutt’oggi funzionante), la via dove vi erano le botteghe degli argentieri e degli orafi. Una delle famiglie caduta in bassa fortuna non potendosi più permettere piatti costosi e manicaretti goduriosi il cui profumo invadeva le vie circostanti stuzzicando l’invidia dei vicini. Per nascondere il momento di disaggio economico la moglie brava cuoca inventò con  i pochi e umili ingredienti che aveva in casa questa ricetta, con abili mosse inebriava giorno dopo giorno le vie di magico profumo, facendo credere a tutti che nella sua cucina i pentoloni erano pieni di ogni ben di Dio, inventando cosi la ricetta del Cacio all’argentiera il cui profumo è molto simile a quello del più costoso e signorile piatto di coniglio alla stimpirata (altra tipica ricetta siciliana).

Il formaggio Ragusano DOP

utilizzato per questa ricetta tipica è uno dei prodotti più antichi della produzione casearia siciliana se ne parla già dei documenti del 1500. E’ un formaggio a base di latte vaccino e presenta una forma rettangolare (circa 15 cm x 40 cm e pesa tra i 13 e i 16 kg per forma), ben diverso da tanti altri formaggio della zona e del resto d’italia.

La produzione del formaggio Ragusano DOP segue l’antico disciplinare di produzione utilizzando latte di due o più mungiture a cui viene aggiunto: caglio in pasta di capretto o agnello, acqua e sale. La massa ottenuta viene cotta per due volte a 80°C. Il prodotto una volta lavorato e ottenuto viene raccolto in contenitori in legno detti “mastredde” con la caratteristica forma di parallelepipedo. Le forme di formaggio vengono immerse in salamoia da due a otto giorni, in base al peso.

La stagionatura avviene in camere umide con temperatura tra i 14°C e i 16°C per un periodo che va dai 4 mesi ad un anno. Il sapore cambia in base alla stagionatura: aromatico e dolce quando il formaggio è giovane, diventando più piccante al prolungamento man mano che procede la stagionatura.

Naturalmente come avrete sentito spesso parlare su questo blog e sui libri di cucina regionale siciliana il formaggio Ragusano DOP chiamato anche

Caciocavallo

è molto utilizzato nella preparazione di piatti tipici della gastronomia siciliana insieme al formaggio pepato (un pecorino ricco di pepe in grani dal sapore pungente).

La ricetta siciliana del Cacio all'Argentiera

Ingredienti per 4 persone

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Uova alla fiorentina con spinaci e besciamella

Uova alla Fiorentina in Cocotte cotte in Forno

Le uova alla fiorentina in cocotte non le conoscevo e voi?… ma grazie all’Italia nel piatto di questo mese e alla proposta della mia amica Giovanna (si sempre lei toscana doc ) ho avuto modo di scoprire una ricetta semplicissima e buonissima sul suo blog che sicuramente sfrutterò spesso. Stiamo parlando di una deliziosa cocottina ripiena di spinaci, besciamella e uova con una spolverata di formaggio parmigiano grattugiato per rendere il tutto buonissimo e golosissimo.

La ricetta delle uova alla fiorentina potrebbe entrare di diritto nei miei comfort food e poi è la ricetta perfetta che mette tutti d’accordo nella mia cucina! In breve vi spiego perché io adoro gli spinaci e G. la besciamella, ma raramente le due cose le metto insieme in unico piatto quindi mi trovo spesso a dover cucinare per lui una versione di spinaci in padella molto molto conditi e per me invece, che amo le verdure con il loro sapore naturale, lisciarli semplici conseguenza il doppio di piatti da lavare.

Naturalmente ho seguito i consigli di Giovanna e come lei mi suggerisce potete scegliere di preparare questa ricetta in un unica teglia formando più spazi per le uova, tuttavia io trovo molto più carino servire in tavola le monoporzioni e permette a tutti di avere il giusto mix di ingredienti, inoltre usando le coccotte di gres o di ceramica il contenuto rimane caldo più allungo permettendovi di gustarlo con relativa calma.

Sebbene io non sia una grande mangiatrice di uova, questa ricetta mia ha stregato e spero di prepararla nuovamente a breve e vi confesso che se penso alle Uova ci sono alcune ricette che mi fanno ricordare l’infanzia e i sapori di casa dei miei nonni come i pisci d’ovu e le uova al pomodoro.

Quando ero piccola le uova venivano dal pollaio della zia freschissime e buonissime. Vivere in campagna però mi permette di avere spesso uova fresche grazie ad amici che le allevano in cortile e alle volte non solo quelle di gallina ma anche oca e quaglia.

Ovviamente se vi capita di avere questa fortuna ricordatevi però di lavare le uova sotto l’acqua corrente prima di conservarle in frigorifero, cosi sarete sicuri di poterle toccare e cucinare senza contaminazioni esterne.

uova alla fiorentina con spinaci e besciamella cotte in forno

Ingredienti per 2 persone

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La Francesina Toscana piatto del riuso

La Francesina Toscana piatto del riuso

Qualche mese fa’ per un uscita dell‘Italia nel piatto con il tema del riuso del cibo la mia amica Giovanna ha postato una ricetta che mi ha subito stuzzicato e dopo pochissimo tempo l’ho voluta provare a farla a casa. G. la ha apprezzata e ora la preparo cosi spesso quando mi avanza la carne e le verdure del bollito o del lesso che voglio farla conoscere anche a voi, stiamo parlando della Francesina Toscana come la chiamano a firenze o Lesso rifatto come è conosciuta nel resto della Toscana. Una vecchia ricetta del riuso, che impiega i resti del lesso o del bollito di carne con il suo brodo.

Confessatelo che anche a voi avanza sempre un po’ di carne e dopo aver preparato: l’insalata e le polpette non sapete più cosa farne; ma con i tempi che corrono non si deve sprecare nulla ecco la ricetta perfetta per servire in tavola un piatto buonissimo e goloso per tutta la famiglia.

Naturalmente il bollito o il lesso lo potete preparare con qualunque tipo di carne voi vogliate, nel mio caso ho scelto di usare: manzo nel taglio biancostato e mezza gallina (comprata da un contadino locale allevata secondo i migliori criteri come un nonno farebbe per i propri nipoti).

Inoltre prima di passare alla ricetta della francesina toscana o lesso rifatto voglio lasciarvi le parole di Pellegrino Artusi tratte da “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” un libro che ognuno di noi dovrebbe aver nella propria libreria in cucina, dove ho anche trovato la sua versione di lesso rifatto arricchito con carnesecca e funghi secchi.

Brodo

Lo sa il popolo e il comune che per ottenere il brodo buono bisogna mettere la carne ad acqua diaccia e far bollire la pentola adagino adagino e che non trabocchi mai. Se poi, invece di un buon brodo preferite un buon lesso, allora mettete la carne ad acqua bollente senza tanti riguardi. E’ noto pur anche che le ossa spugnose danno sapore e fragranza al brodo; ma il brodo di ossa non è nutriente.

Come ci consiglia il grande Artusi per un buon brodo occorre fare il bollito: partendo da acqua fredda aggiungendo anche le ossa e qualche erbetta profumata (sedano,basilico,alloro) facendolo cuocere a fuoco bassissimo per tante ore; mentre se vogliamo ottenere un buon pezzo di carne da servire in tavola occorre preparare il lesso immergendo la polpa di manzo nell’acqua bollente.

Ingredienti per 4 persone

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Pisci dOvu

Pisci d’Ovu le Frittatine di Uova Siciliane

Aprile!!!! Eccoci nuovamente al 2 del mese e oggi si parla di cucina regionale e io vi parlo della mia terra con una ricetta siciliana naturalmente perfetta per la primavera che mi fa tornare all’infanzia: i Pisci d’Ovu o Uova a pisciteddu, vi state domandando cosa sono? Ma delle deliziose frittatine di uova condite con formaggio e pane grattugiato.

Noi foodblogger dell’Italia nel Piatto abbiamo scelto per il mese di Aprile un tema che sa di primavera e di pasqua, pasquetta che cade giusto oggi:

“Le uova: di tutto, di più.”

Le uova di ogni tipo e genere che troviamo in natura da quelle di volatili: gallina, quaglia, oca, ecc a quelle di pesce: caviale, bottarga ecc. Quando abbiamo scelto questo tema abbiamo pensato agli ingredienti della primavera, senza risultare banali o monotoni ed eccoci a parlare di uova l’ingrediente che rappresenta l’arrivo di questa stagione.

Voglio raccontarvi di questa ricetta a me tanto cara: gli ingredienti che compongono i pisci d’ovu sono veramente pochissimi ma il risultato è buonissimo. Li preparava mia nonna e le prepara tutt’oggi mia madre, le preparo anche io e G. le apprezza! Quando ero piccola comparivano spesso in tavola utilizzando gli avanzi di pangrattato condito degli involtini di carne alla messinese o delle verdure ripiene, ma tranquilli potete usare anche la panatura delle cotolette alla milanese. Le preparo anche quando non ho idee per la cena e voglio qualcosa di buono ma allo stesso tempo veloce e senza impegno. Si perché per parare questi deliziosi pisci d’ovu ci vogliono: una scodella, una forchetta, un cucchiaio e una padella per friggere.

Come ogni ricetta povera e semplice,

ogni famiglia ha la sua variante e potete trovare versioni diverse di questa ricetta dei pisci d’ovuIn Sicilia esistono tantissime versioni di questo piatto, chi come me le prepara in piccole porzioni, chi invece ne prepara una grande e la farcisce al suo interno, chi le immerge nella salsa di pomodoro e chi il pomodoro lo aggiunge a dadini all’interno dell’impasto, c’è chi mette l’aglio e chi il basilico. 

Io oggi voglio proporvi la versione di pisci d’ovu più semplice quella che preparo tutte le volte che ne ho voglia a cui se volete potete aggiungere del formaggio a pasta filata che le rende golose e ricche anche per i più piccoli;

I pisci d’ovu sono perfetti per una cena in famiglia  ma anche per un aperitivo rinforzato, per stuzzicare i vostri bambini a tavola e per renderlo un pasto completo basta servirle con pane casareccio o pane di semola siciliano e insalata di stagione.

Se volete arricchire i pisci d’ovu potete aggiungere al loro interno  per la versione vegetariana: piselli, fave o semplici pezzettini di carote sbollentate, spinaci freschi e dadini di prosciutto o mortadella per la versione a base di carne. Ma tranquilli qualunque altro ingrediente che avete a disposizione nella vostra cucina andrà bene per arricchire questa ricetta della cucina contadina siciliana.

Pisci d'Ovu

Ingredienti per 4 persone

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Lasagne al pesto con mozzarella

Lasagne al Pesto con Mozzarella

Quintali di pesto genovese vagano ogni anno nel mio frizzer, le scorte per l’inverno, con i pinoli e con le mandorle, e con l’inizio della primavera è il momento giusto per preparare le Lasagne al Pesto con Mozzarella  ideale da mangiare tiepido o direttamente a temperatura ambiente.

Le Lasagne al pesto con mozzarella a casa mia non mancano mai: li abbiamo preparate per la cena della vigilia di Natale a Roma con mia cognata, le preparo per le cene con gli amici (se tra di loro poi c’è qualche vegetariano sono il top) e sicuramente le preparerò per il nostro Lunedì di Pasqua. Il giorno che da che mondo e mondo si dedica alle scampagnate fuori porta, alle gite con gli amici o alle semplici grigliate. Per un messinese le ricette che non devono mancare sono tante: Salsiccia al finocchietto, braciole alla messinese, insalata di finocchi e arance, bianco e nero, ma anche pani di cena e cuddure. I primi piatti possono variare dall’insalata di riso, la pasta caciata di cui presto voglio parlarvi fino ad arrivare agli anelletti al forno alla palermitana nelle versioni più disparate. Io oggi voglio allargare la tradizione e proporvi questa ricetta per il lunedì di Pasqua le Lasagne al pesto con mozzarella.

Preparara la pasta all’uovo in casa e usarla nelle lasagne è ovviamente tutta un altra cosa: che esse siano alla bolognese, con il pesto o con le verdure. Se siete abili con il mattarello allora il gioco sarà semplice viceversa se come me il mattarello sono più le volte che ve lo date sui piedi vi consiglio prima di cimentarvi nella preparazione della pasta fresca in genere e delle lasagne nello specifico di acquistare una macchinetta sfogliatrice, ormai si trovano ovunque a pochi euro; la mia è la Marcato Classic Atlas 150, la ho da tantissimi anni e non la cambierei con niente al mondo, non occorre prendere quelle con il motorino elettrico, tranne se non siete un pastificio o una famiglia da 20 persone, girare una manovella per un paio di volte non vi farà certo andare in calo di zuccheri.

Naturalmente la lasagna come tutte le paste gratinate più riposa più buona è una volta cotta la lascio raffreddare le Lasagne al Pesto con Mozzarella e poi in frigo fino all’ora dovuta. Pochi minuti di forno a 130-150°C (o direttamente poggiando la teglia sul bbq con le braci roventi) per far fondere nuovamente la mozzarella ma lasciare il resto compatto ed ecco un magnifico pranzo per il lunedì di Pasqua è servito.

lasagne pesto (11)b

Ingredienti per 8 persone

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Pesce spada con carciofi e piselli un piatto tutto siciliano

Bocconcini di Pesce Spada con Carciofi e Piselli

I Bocconcini di Pesce Spada con Carciofi e Piselli sono un piatto di mare ispirato ad una ricetta tradizionale contadina della mia terra la frittedda, anche se il nome può trarre in inganno non è una frittella bensì un piatto vegetariano a base di carciofi, fave e piselli. Amo il suo sapore e ho voluto ricreare trasformando questo contorno in un secondo piatto di pesce  con i dei deliziosi bocconcini di pesce spada per preparare il Pesce Spada con Carciofi e Piselli perfetto per la primavera.

Io sono meteoropatica in cucina… nei giorni passati con il freddo e la pioggia battente non ho cucinato praticamente nulla, ma ora che è tornato finalmente il sole, se bene fa un po’ troppo freddo per i miei gusti, eccomi all’opera, ed eccomi naturalmente a presentarvi un piatto speciale buonissimo e semplicissimo da cucinare: il pesce spada con carciofi e piselli.

Inoltre per renderle ancora più ricco questo secondo piatto di mare potete aggiungere ai carciofi e piselli anche le fave (fresche o surgelate). Io adoro le fave fresche piccoline e tenere che si mangiano crude appena tolte dal baccello accompagnate del con del buon pane e del ottimo pecorino (so che per qualcuno può sembrare un eresia ma se sono appena raccolte sono come zucchero in bocca) e sto facendo il conto alla rovescia aspettando che spuntino le prime insieme ai piselli, per poterlo preparare questo piatto nuovamente con le verdure fresche dell’orto e sicuramente prepararvi qualche nuova ricetta con questi ingredienti che tanto amo.

Infine vi do un altro piccolo suggerimento potete utilizzare questo delizioso secondo piatto di mare per preparare un piatto di pasta speciale dal sapore tutto primaverile, per 4 persone semplicemente aggiungendo la vostra pasta preferita e mantecando sul fuoco.

La mia città Messina, sorge sul mare e da secoli ha una grande storia marinaresca e peschereccia. Da Maggio a Ottobre le acqua dello Stretto vengono solcate da speciali barche chiamate Feluche (qui trovate la foto)appositamente studiate per la pesca del pesce spada. Il pesce spada mediterraneo è un abile nuotatore, con carni sode e saporite. E’ un pesce che si addice a cotture veloci per evitare di farlo diventare duro, potete grigliarlo o semplicemente farlo in umido o prepararci un buon piatto di pasta come questo!

Insomma credo che questo sia il piatto perfetto per iniziare la primavera con il piede giusto. Che ne dite?

Ingredienti per 2 persone

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trippa alla fiorentina

Trippa alla Fiorentina l’ingrediente povero della cucina italiana

Eccomi di ritorno, non sono andata in vacanza bensì bloccata a letto con l’influenza… ma ora eccomi qui e vi racconto cosa ho preparato nei giorni scorsi. Dopo aver cucinato qualche tempo fa la Trippa alla Milanese conosciuta anche con il nome di Buseca, con l’aiuto di Chiara. Ho deciso di cimentarmi in una nuova preparazione a base di trippa ed ecco comparire la ricetta della Trippa alla Fiorentina. Confesso che a casa nostra non è un piatto da tutti i giorni ma: complice la neve caduta la scorsa settimana… e un po’ per fare contento G. ho proposto di cucinare una nuova (per me) ricetta  della trippa.

La mia amica Giovanna di Acquacotta e Fantasia mi ha dato la sua ricetta della Trippa alla Fiorentina. Ho costatato che la preparazione è molto simile a quella della ricetta della trippa alla Milanese, ma senza l’aggiunta dei fagioli durante la cottura e anche questa è meno lunga. Ma questo dipende però dal tipo di trippa che avete deciso di mettere in tegame.

Nei bovini lo stomaco è composto da quattro cavità distinte:

  • il rumine (Ciapa, Croce, Larga, Panzone) è la parte più spessa e più grassa della trippa, rappresenta circa l’ottanta per cento di tutto lo stomaco bovino.
  • il reticolo (Beretta, Cuffia, Nido d’ape), ha un aspetto spugnoso e la sua forma ricorda una cuffia.
  • l’omaso (Centupezzi, Foiolo, Libretto, Millefogli, Centopelli) è la parte più magra della trippa e si presenta con una caratteristica struttura lamellare ovvero con innumerevoli pieghe di colore bianco che fanno ricordare un libro aperto.
  • l’abomaso (Caglio, Francese, Frezza, Lampredotto, Quaglietto, Ricciolotta) che è l’unica cavità equivalente allo stomaco vero e proprio, quello più vicino all’intestino, ovvero la parte più scura della trippa di colore marrone e piuttosto grassa che richiama alla mente dei nastri arricciati insieme.

[da WiKi]

Scrivere un post sulla trippa alla Fiorentina mi ha incuriosito cosi tanto che ho deciso di approfondire l’argomento e le ricette della trippa nella nostra Nazione. In Italia esistono cosi tante ricette di trippa che si potrebbe scrivere un libro solo su questo ingrediente (se ancora non è stato fatto). Alcune ricette si assomigliano moltissimo, di conseguenza ciò vuol dire che il miglior modo per consumare la trippa è farla in umido con il pomodoro e una spolverata di formaggio che esso sia grana o pecorino o altro ancora.

Da regione a regione le ricette della trippa cambiano e pensate allora quante differenze ci sono tra nord e sud nel cucinare le trappa: erbe aromatiche, l’aggiunta di grasso di altro tipo, del formaggio più facile da reperire in loco.

Vediamo un po’ nel dettaglio partendo dal Nord Italia e dai piatti di trippa più famosi:

Lombardia si prepara la Busaca con fagioli bianchi e parmigiano.
Vento si prepara la trippa alla vicentina con lardo, erbe aromatiche e spezie e si completa il tutto con Asiago stravecchio.
Toscana la ricetta di trippa più semplice con trito di verdure, pomodoro pelato e formaggio grattugiato.
Emilia si fa alla Parmigiana, aggiungendo prosciutto o lardo, per dare ancora più sapore.

E al sud la trippa come si cucina?

Lazio la famosissima trippa alla romana è base di guanciale (?), menta romana, pecorino romano e sopratutto si cucina tutto a crudo.
Campania anche qui le versioni di trippa non mancano: in bianco lessata e servita ad insalata con patate, olio e limone o  in rosso con salsa di pomodoro e basilico.
Nella mia terra la Sicilia ci sono tanti modi di prepararla: la versione classica con le patate. Spostandoci da provincia a provincia vediamo che le ricette cambiano: a Catania si fa al forno con le patate, a Palermo una volta bollita si ripassa in padella con aglio, salsa di pomodoro, basilico, pane grattato e caccio cavallo; a Ragusa si fa con mandorle e noci, prezzemolo e scorza di limone, ma sull’isola non può mancare la versione in umido.
Sardegna si usa aromatizzare la trippa al pomodoro con la menta e pecorino sardo.

Sicuramente ci sono ancora tantissime ricette di trippa in Italia che non ho trovato
ma anche esse degne di nota.

E dopo aver girato in lungo e largo l’Italia a tavola con la trippa completiamo la nostra trippa alla fiorentina con una bella spolverata di formaggio grana e serviamola in tavola con crostini di pane bruschettato.

Ingredienti per 4 persone

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Arancini di riso alla Norma una delizia tutta isolana da riproporre a casa vostra

Arancini di Riso alla Norma una delizia isolana

Chi è stato in Sicilia sa che se si parla di cibo, la prima parola che si pronuncia è Arancini di riso! A seconda del vostro viaggio sull’isola: Sicilia Orientale o Sicilia Occidentale potete trovare le parole Arancini e Arancine. Ma non voglio stare qui a discutere se si dice con la I o con la E! Bensì voglio parlarvi dell’ingrediente fondamentale di questo piatto di Arancini di riso alla Norma: il RISO e del perché oggi per l’uscita di Marzo l’Italia nel piatto ha scelto questo tema:

“Riso e Tradizione”

l’8 marzo è la Festa internazionale delle Donne, per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo.

Le donne che vogliamo celebrare sono

le mondine,
ma non solo tutte le lavoratrici del mondo!

Per anni le mondine hanno lavorato nelle risaie e nei campi del Nord Italia per produrre il riso ma non solo loro tutte le donne che tutt’oggi lavorano fino allo stremo per garantire una sopravvivenza e una vita dignitosa alla famiglia.

E vogliamo cogliere l’occasione di questo tema per parlare di “Riso e Tradizione” e naturalmente delle produzioni regionali di riso in Italia. Tutti noi diamo per scontato che il riso viene prodotto al Nord, nella pianura padana: lomellina, vercellese e novarese. Ma riguardando la storia invece si scopre che la produzione del riso arriva dal Sud sebbene nei secoli è andata perduta.

Nel IX secolo gli Arabi portarono il riso in Sicilia e successivamente nell’Italia meridionale, cronologicamente parlando, la coltura del riso fu introdotta prima che altrove sull’isola durante la dominazione araba. Essa si era diffusa in diverse aree dal Catanese all’’Ennese, nell’Agrigentino e nel Palermitano per poi sparire quasi completamente. Solo di recente la coltivazione del riso è tornata attiva in Sicilia grazie all’azienda Agrirape di Leonforte in provincia di Enna, che ha voluto ripercorrere i passi antichi e mettersi in gioco per produrre riso siciliano.

Nella cucina siciliana, che ha sentito nei secoli l’influsso della cultura araba, il riso (nonostante non sia un prodotto agricolo cosi diffuso) viene comunque impiegato per numerose preparazioni. Sicuramente la più famosa è quella degli arancini di riso al ragù ma io oggi voglio proporvi una versione vegetariana ma golosissima di questo famoso street food:

Arancini di riso alla Norma

La ricetta di cui voglio parlarvi oggi è un mix delle tradizioni isolane: l’involucro classico dell’arancino di riso aromatizzato allo zafferano abbinato ad un ripieno vegetariano il sugo alla Norma. Credo uno dei piatti più apprezzati e copiati (anche in malo modo) nel mondo della classica pasta catanese con sugo di pomodoro, melanzane e ricotta grattugiata. Importante sapere che l’arancino siciliano va mangiato rigorosamente con le mani e soprattutto non ha bisogno di salse di accompagnamento, il suo cuore morbido e ricco è già sufficientemente condito e valorizza alla perfezioni il sapore del riso.

Grazie all’ Italia nel piatto ho approfondito la storia del riso e le tradizioni ad esse legate un esempio sono queste ricette che spero presto di postarvi: badduzzi di risu ‘nto brodo (polpette di riso fritte e servite in brodo), risu ‘o furnu (un timballo di riso ripieno al forno), le sfinci di riso (frittelle dolci di riso la ricetta la trovate qui) e il Riso nero alla messinese (una torta di riso) e altre ancora.

Ingredienti per 6 arancini di riso alla norma

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